"A Messina comanda la zona grigia". "Siamo incivili" perché non ci ribelliamo!
Qualcuno ci scuserà se "non ci buttiamo nel vuoto della provincia babba" a raccogliere quelle parole che già da qualche anno più di qualcuno ha lasciato cadere convinti come siamo che i problemi della criminalità e dei presunti poteri deviati innanzitutto possono e debbono essere risolti attraverso l′attività delle Procure. Connivenza, contiguità, collusione e fiancheggiamento si contrastano principalmente con operazioni di intellingence finalizzate in questo caso alla prevenzione di attività destabilizzanti di qualsiasi natura che pare incombano sulla Città. Il salto di qualità per realizzare una strategia di successo quindi deve seguire queste linee. In proposito è bene dare memoria alla Relazione annuale del Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, un documento fondamentale che per la parte della provincia di Messina è stato elaborata dal sostituto della Dna Sciacchitano di cui si riporta sotto ampio stralcio.
"LA ZONA GRIGIA Scrive il sostituto della Dna Sciacchitano che «si suole ripetere spesso che Messina è stata ed è una città di "zone grigie", di commistioni tra Stato e antistato. E fino ad un recente passato si sono verificati a Messina numerosi episodi ascrivibili a quello che dagli organi di informazione è stato definito "caso Messina", espressione con la quale si è inteso definire, soprattutto, un inusuale offuscamento dell′immagine di alcuni apparati dello Stato e una preoccupante capacità della criminalità mafiosa locale di insinuarsi nelle dinamiche degli stessi apparati istituzionali. È questo un fenomeno – prosegue Sciacchitano –, che può facilmente prodursi laddove sussiste una situazione di debolezza, di insufficiente resistenza da parte dell′economia legale, rispetto all′economia illegale. Quanto maggiore è l′influenza o l′interferenza delle organizzazioni criminali nelle attività economiche, tanto maggiore è la presenza di un′area grigia della società costituita da elementi o gruppi che - pur non facendo parte integrante delle organizzazioni mafiose - stabiliscono con loro contatti, collaborazioni, forme di contiguità più o meno strette, in vari segmenti delle professioni, dell′economia, delle istituzioni» ...continua... "Naturalmente la zona grigia o quello che altrimenti si potrebbe definire una sorta di blocco sociale mafioso, non è la causa ma l′effetto di uno sviluppo economico inquinato e inquinante: inquinato dalla criminalità organizzata e a sua volta inquinante di componenti della società di per sé estranee alla criminalità organizzata. Anche nella provincia di Messina, come in altre zone del Mezzogiorno, la illegalità "mafiosa" si combina quasi sistematicamente con almeno altre due forme di illegalità: lo scambio occulto, connesso ai reati di corruzione e concussione e la c.d. "legalità debole", vale a dire l′inefficacia o la distorsione di norme rilevanti per l′attività economica, diverse da quelle di diritto penale (regole stabilite in materia ambientale, previdenziale, lavoristica, commerciale, fiscale, urbanistica, e così via)»...continua...
"La novità più o meno recente nell′aggressione ai patrimoni mafiosi da parte della magistratura – semplificando –, è la possibilità di richiedere il sequestro di beni anche non in presenza di misure restrittive, ma con una valutazione dell′entità dei beni per alcuni indiziati di reato." ...continua... «sulla base delle citate analisi – scrive il magistrato –, il programma organizzativo della Procura ha già iniziato ad attuare una specifica e mirata strategia: quella di specializzare il lavoro investigativo e processuale per territori, sottoponendo a monitoraggio investigativo determinate aree territoriali, e coordinando tutte le fonti informative disponibili; al fine di attuare un controllo legale del territorio, e di registrare il più possibile in tempo reale i mutamenti che continuamente si producono nell′assetto, negli equilibri e nelle attività illegali delle organizzazioni mafiose del messinese» …continua… Ed ecco concretamente quali sono gli obiettivi: ...continua…l′accertamento di eventuali relazioni penalmente rilevanti con settori della politica, delle istituzioni, della pubblica amministrazione; i rapporti delle associazioni mafiose messinesi con altre organizzazioni criminali»...
Un altro obiettivo fondamentale è stato poi quello del potenziamento dell′azione dell′Ufficio nel settore delle misure di prevenzione ed un aumento del numero delle proposte, specie a carattere patrimoniale. «Anche e forse soprattutto in questo fondamentale settore di intervento – scrive Sciacchitano –, si è registrata l′esigenza di un rafforzamento delle attività di coordinamento e di impiego e selezione delle risorse investigative», quindi è cambiato parecchio: «con il nuovo documento organizzativo si è ritenuto opportuno istituire una apposita Sezione specializzata per la trattazione dei procedimenti in materia di misure di prevenzione, costituita da 5 magistrati della Dda e 5 magistrati della Procura ordinaria».
Ma c′è dell′altro. Scrive il sostituto della Dna Sciacchitano che «l′innovazione più rilevante è costituita dalla recente creazione – per iniziativa e sotto il coordinamento del Procuratore della Repubblica – di un Desk Interforze con la partecipazione di tutte le Forze dell′Ordine operanti nel Distretto (Questura, Comando provinciale dei Carabinieri, Comando provinciale della Guardia di finanza, Direzione Investigativa Antimafia – Sezione operativa di Messina, Sezione anticrimine del ROS dei Carabinieri). L′organizzazione e l′operatività di questo Desk Interforze si basa sull′opportunità di procedere alla ripartizione dei compiti investigativi tra le varie Forze dell′Ordine secondo criteri di priorità individuati coniugando i profili della pericolosità sociale e delle rilevanza delle accumulazioni illecite».
Nella relazione per fare un esempio concreto delle commistioni tra Stato e antistato si fa l′esempio della cosche mafiose della zona tirrenica: «si può ancora una volta fare l′esempio della criminalità mafiosa della fascia tirrenica che è stata caratterizzata, non da ora ma dai tempi delle grandi opere (il raddoppio della linea ferroviaria, la realizzazione dell′autostrada Palermo-Messina) e dei grandi insediamenti turistico-alberghieri, dalla ricerca di una serie di contatti e di contributi nei settori delle professioni, dell′imprenditoria e talvolta anche delle istituzioni. Naturalmente la zona grigia o quello che altrimenti si potrebbe definire una sorta di "blocco sociale mafioso", non è la causa ma l′effetto di uno sviluppo economico inquinato e inquinante: inquinato dalla criminalità organizzata e a sua volta inquinante di componenti della società di per sé estranee alla criminalità organizzata».
In una recente intervista rilasciata al Sole 24 ore-sud il Procuratore della Repubblica Lo Forte ipotizza che "Un contesto sociale e istituzionale statico e formalista può avere determinato l′incapacità di concepire ed attuare una efficace strategia di attacco alle organizzazioni mafiose…" da parte della Magistratura Peloritana "ma che tuttavia ci sono nella Magistratura Messinese capacità, competenze, sensibilità insieme alle quali è possibile realizzare un salto di qualità. Lo stesso Magistrato sui Poteri Forti confermando i contenuti di una precedente intervista riferisce che:
"Molti esponenti delle istituzioni e della società civile mi hanno manifestato la percezione di una situazione di immobilismo e di declino. Molti fanno riferimento a una diffusa presenza della massoneria. Ma io aggiungerei che l′influenza negativa maggiore viene esercitata da una massoneria coperta, caratterizzata dalla infiltrazione di esponenti mafiosi che cercano rapporti di scambio con esponenti delle istituzioni."
Senonché, va segnalato che quando si parla di zona grigia nella letteratura di tipo criminologico ci si riferisce ad un′area abitata prevalentemente da colletti bianchi nessuno escluso. Piuttosto certi fenomeni a Messina sono ben visibili e quasi tutte le grandi inchieste degli anni novanta, da quelle sulla mafia a quelle su tangentopoli hanno girato intorno a questo problema. Ancora negli anni Duemila il nodo rimane di primario rilievo, tanto è vero che ritorna alla ribalta nelle discussioni dell′Antimafia sul cosiddetto verminaio di Messina fino ad arrivare alle più recenti interpellanze parlamentari .
Di contro non risulta che si sia aperto un capitolo di pentitismo sui presunti protagonisti della zona grigia a Messina. Per cui resta tutto nelle mani dell′ Autorità Inquirente il nodo da sciogliere !
Francesco Crisafulli